Biblioteca di via Roma, degrado non più tollerabile

Lettera pubblicata in prima pagina sul giornale l’Adige il 23/02/2015

Vorrei porre all’attenzione dell’amministrazione comunale e dell’opinione pubblica un problema ormai noto: il degrado della sede centrale della biblioteca di Trento. Penso che, in quanto studente, sia per me più urgente questo problema, piuttosto che qualsiasi altro inerente la movida. Ho deciso di scrivere questo appello quando uno di questi giorni, da frequentatore abituale della biblioteca per consultazione e studio, sono entrato nella magnifica sala liberty Manzoni adibita alla consultazione e l’ho confusa con una sala dedita al bivacco. Mi sono sentito profondamente offeso e mi sento ogni volta offeso come cittadino a vedere la profanazione di un tale luogo storico e di cultura. La nostra biblioteca non solo rappresenta la storia della nostra città, ma di tutto il Trentino: fu aperta al pubblico nel 1856 e rappresenta tutta la nostra storia in quanto luogo di memoria e documentazione della cultura italiana del nostro territorio, organizzata però con il modello generale tedesco di biblioteca tripartita (dreigeteilte Bibliothek).

L’immenso patrimonio culturale è reso fruibile da un personale estremamente valido e competente che permette una media di 652 prestiti al giorno. La situazione di degrado va a precluderne le finalità (articolo 2, «finalità e compiti» del regolamento della biblioteca comunale e dell’archivio storico), dove non mi pare compaiano lati assistenziali dell’istituzione. Inoltre, la biblioteca subisce una continua e recidiva violazione dell’articolo 8 («diritti e doveri degli utenti») punto 4: taluni individui, infatti, continuano a violare il silenzio e a comunicare verbalmente attraverso apparecchi mobili, recando disturbo agli altri utenti e al personale. I divanetti della sala Manzoni posti per la consultazione vengono usati per il bivacco di senzatetto e altri individui non proprio raccomandabili, i bagni sono inagibili se non poco dopo la pulizia, anche perché usati non prettamente per esigenze fisiologiche e, infine, sono continui i diverbi che disturbano la quiete. La presenza della ronda, che, intendiamoci, svolge correttamente il suo lavoro, è pressoché inutile visto che una volta sollecitati, questi riprendono le loro consuete attività. Episodi di degrado e spaccio, inoltre, si registrano dal 2008 e, considerando che la ristrutturazione si è conclusa nel 2002, la cittadinanza ha potuto beneficiare serenamente del servizio per soli sei anni.

L’interrogativo sorge spontaneo: è questo il triste destino a cui sono esposte la cultura e la storia della nostra città? Invece di appellarsi al buonismo, al moralismo e all’accoglienza, se non anche al lassismo ad ogni costo – strada di gran lunga più facile – perché non riconoscere il problema e tentare di risolverlo con raziocinio? Bisognerebbe, innanzitutto, definire e circoscrivere cultura e assistenza e per prima cosa fornire ai senzatetto le adeguate strutture di accoglienza. La vicinanza alla stazione non è una giustificazione, anzi, una ulteriore manifestazione di assenza territoriale. Si potrebbero immediatamente apportare delle soluzioni: per quanto riguarda la sala Manzoni, usare la sala solo per il prestito e non per studio e consultazione, togliendo i divanetti per evitare, quindi, il bivacco. I bagni, invece, basterebbe chiuderli per obbligare così gli utenti a depositare un documento o il tesserino per avere la chiave di ingresso. Si dovrebbe garantire un maggiore controllo soprattutto al piano terra; si potrebbe pensare a una sorta di isolamento del piano terra come alla Sala Borsa di Bologna per filtrare l’accesso ai piani superiori attraverso maggiore controllo.

Queste sono solo proposte, poi spetta alla giunta prendere gli opportuni provvedimenti. È pur vero che siamo un’isola felice e che dobbiamo questa felicità a un’autonomia guadagnata, ma per preservarla e, perché no, migliorarla bisogna riconoscere e agire sui problemi; risolvere ciò può essere uno degli ultimi obiettivi della giunta attuale o il primo della prossima. Io continuo a studiare, possibilmente ogni tanto anche nella nostra bellissima biblioteca quando il clima sarà più sereno.
Nell’attesa e nella speranza che la sede di via Roma venga restituita ai cittadini e ai fruitori.

Federico Duca
Studente del Liceo classico «G. Prati»

  • Qui la lettera pubblicata su l’Adige.it
  • Il giorno successivo al mio intervento è stato pubblicato su l’Adige il servizio di Marica Viganò “In biblioteca c’è chi stende i panni: viaggio nella sede di via Roma, luogo di bivacco per i tanti senza tetto” (p. 18, l’Adige, 24/02/2015). Nel servizio è presente un’intervista al dirigente della biblioteca e un’intervista ai consiglieri comunali Corrado Bungaro (presidente della commissione cultura) e Manfred de Eccher.
  • La lettera è stata inserita in un tentativo da parte del direttore dell’Adige di far emergere alcune criticità della città in vista delle elezioni comunali, lasciando spazio ai cittadini. Nella stessa settimana il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha risposto alle critiche con un intervento sullo stesso giornale.
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La lettera è anche su l’Adige.it